chi è il cacciatore - Auronzo caccia

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racconti
Il cacciatore ieri....e chi è oggi.
La caccia è antica quanto la vita e non è un'invenzione dell'uomo. Per milioni di anni i nostri antenati hanno avuto un'alimentazione soprattutto vegetariana, l'apparizione dell’homo erectus più di 2milioni di anni fa, è senza dubbio l'effetto di una alimentazione carnivora ricca di proteine. Per non essere superato in velocità e in forza dalle sue prede, un cacciatore deve essere temerario, rapido ed inventivo. Lo sviluppo di queste doti assieme alla capacità di comunicare e cooperare hanno reso possibile la comparsa dell’homo sapiens e quando i cacciatori capirono che uccidere significava la sciar vivere, la caccia iniziò ad assumere connotazioni rituali e magiche. Inizialmente usavano pietre lavorate poi sempre più perfezionate, poi ancora legate ad un asta per colpire le prede più lontano. I cacciatori dell'era paleolitica dovevano saper riconoscere le impronte per verificare se si trattava di un animale pericoloso o cacciabile, inoltre col passare degli anni, dovevano riconoscere se l'animale era vecchio o malato o se invece aveva una buona carne e folta pelliccia. Scene di caccia sono rappresentate in tutte le caverne scoperte, a significare che la caccia era la cosa più importante e sempre attiva. Tutte le generazioni hanno cacciato, col passar dei tempi, la caccia, assumeva toni diversi in ogni parte, da alcuni era praticata, non più per un reale sostegno, ma per una vera passione, per divertimento, come facevano le ricche famiglie feudatarie, per altri invece, per i poveri che abitavano le zone di montagna o in collina era sempre una necessità. Ora la parola caccia, è bandita dal 99,9% della popolazione, cacciare non è più una necessità, ma la passione è rimasta fortemente radicata in tutti quelli che la praticano, nelle genti che vivono là dove vi sono cervi e camosci, caprioli e lepri, e che hanno ereditato questa passione. Nella nostra realtà essere un cacciatore è diventato sempre più complicato, s' incontrano sempre più difficoltà. Si è vero che noi uccidiamo animali liberi, ma quello che quasi tutti non sono a conoscenza, è che proprio grazie a noi cacciatori che voi che vivete in città, dopo aver trascorso una settimana tra caos, smog, traffico e stress, e nei weekend lasciate le vostre puzzolenti strade per trascorrere dei giorni in montagna all'aria aperta, potete ancora vedere caprioli e camosci liberi e sani pascolare nei nostri luoghi. Se non ci fosse l'attività dei cacciatori, che anno dopo anno, cacciando maschi, femmine e piccoli delle varie specie, mantengono un numero equo di animali, permettendo a loro un giusto equilibrio tra individui e territorio, gli stessi sarebbero ora scomparsi. Il 99,9% della gente sopra citata, che non essendo nata e vissuta in montagna, non può sapere che, la sopravvivenza di questi animali è determinata dal numero che popola una zona in base al suo pascolo, se ad esempio, in una determinata zona vivono bene 100 camosci che trovano cibo per tutto l'anno, non hanno problemi per sopravvivere, ma se ne fossero 200 non ci sarebbe cibo per tutti, e perciò in breve tempo tutti verrebbero più deboli e la loro sorte sarebbe morte sicura per mancanza di cibo in breve tempo. A parte questo, la cosa che più mi fa incazzare è, che sono proprio quei finti protettori degli animali, che sono contro la caccia, ma quando siedono nei ristoranti tipici chiedono polenta e capriolo, o braciola di cervo in salmì. Se veramente amate gli animali, perché non venite a portare foraggio nei mesi invernali? Oppure a falciare i prati? O qualsiasi cosa che possa aiutarli a vivere meglio? La caccia continuerà a subire restrizioni, cambiamenti, ma rimarrà sempre un'attività sportiva che non può morire, per tutto quello che vi ruota attorno e soprattutto perché è cultura della gente di montagna.

 
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